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laggiù col nome giusto e il destino sbagliato
post pubblicato in ombrelli, il 18 dicembre 2003


Ancora a tarda notte. Sono gli ultimi colpi, fra qualche giorno si entra nel vivo delle festività natalizie e chissà quanto poco tempo avrò per scrivere. Quando penso che scrivendo mi passa la noia di non riuscire a prendere sonno, mi spavento. Vuoi vedere che divento insonne e mi tocca imparare a scrivere sul serio. Nella città piccola in espansione, col nome di un calciatore, col difetto di sentirsi sempre ultima e trascurata, i citadini sono in continua polemica. Non si dorme più bene, i cani non abbaiano più, tanto c'è il padrone che rompe le balle. Hanno pure scoperto internet e l'hanno preso per un nuovo mezzo per mandarsri a quel paese in ogni gergo. La città col nome del calciatore, e i suoi cittadini, passano le giornate intere, specie i più ignoranti e più potenti, a strattonarsi, a fare carte false, ad affidarsi a politici compiacenti pur dire al mondo che sono i migliori. I migliori in tutto. In questo non hanno misura. Se li prende la mano ti sanno dire che hanno inventato il modo migliore di fare l'amore. Il modo milgiore di fare funzionare un'industria inquinante senza inquinare, di far nascere i bambini più sani e più belli, il modo migliore di scrivere canzoni e fare spettacoli teatrali, certo non hanno un teatro ancora, ma presto ci sarà il migliore. Il modo migliore di costruire i litoranei, il modo  migliore di fare il carnevale, il modo migliore di fregarsene della natura e essere di sinistra e Verdi co  sole che ride, il modo migliore di dire siamo i migliori. La città col nome del calciatore, ama il calcio. Certo la squadra di casa annaspa in qualche serie d per esperti amatori, ma loro sanno di potercela fare. Gli uomini giusti, hanno sentenziato in paese che quella squadra col nuovo stadio sarà la migliore in campo. La città e suoi cittadini hanno le barbe rasate per far vedere al mondo che si lavano e sono puliti, e persino le donne sono le migliori. La città dal nome del calciatore prima di chiamarsi come un calciatore aveva il nome di un re. Ma la storia durò poco. Sarà per questo che con tutta l'amerezza che gli è rimasta addosso, non fa altro che credere di essere ancora re. - Ti prego solo una volta, me l'avevi promesso che diventavo la capitale del sud, il porto più importante del mediterraneo, ti prego solo una volta perchè mi senta importante come le altre, me l'avevi promesso che dentro al castello ci avresti passato più tempo, me l'avevi promnesso boia di un cane, per quale ragione ti sei fatto fregare da Carletto d'Angiò.




permalink | inviato da il 18/12/2003 alle 2:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (17) | Versione per la stampa
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